Zen Vietnamita

Un altro pezzo per il piano bar taoista di Buji zen.
La richiesta era di maggiori informazioni sullo zen praticato in Vietnam.

In base alle informazioni disponibili, le scuole vietnamite si discostano poco – per origine – dallo zen nipponico.
Entrambe le correnti risalgono al C’han Cinese, essenzialmente una interpretazione in chiave taoista del buddhismo Mahayana.
La differenza sostanziale è probabilmente una maggiore antichità delle scuole vietnamite – che sorgono attorno all’anno 1000 (anche se tradizionalmente il buddhismo arriva in Vietnam nel 580) rispetto alle scuole giapponesi che compaiono attorno al 13° secolo.
Il buddhismo zen vietnamita è anche noto come buddhismo Thién o Thién Tòng.
Studi recenti sembrerebbero mettere in dubbio la lunga tradizione zen vietnamita – forse una mistificazione a partire da un testo “storico” discutibile, il Thiền Uyển Tập Anh.
Di fatto, il buddhismo vietnamita – al quale pare aderisca circa il 50% della popolazione – ha un carattere più devozionale che non orientato alla meditazione, e manca delle principali strutture organizzative altrimenti tipiche: niente monasteri o sangha, niente gerarchia definita.
Mancano perciò gran parte degli elementi distintivi dello zen propriamente detto.
Thich Nhat Hanh in Paris in 2006
Una pratica che viene spesso identidicata con la via vietnamita allo zen è attualmente molto popolare in occidente grazie all’opera del maestro Tìch Nhàt Hahn, che ha pubblicato dozzine di libri (un paio dovrei averli sul mio scaffale) ed ha operato ed insegnato soprattutto in Francia. Il suo metodo si rifà alla scuola della Foresta di Bambù (una specie di ordine monastico buddhista attivo in Vietnam dal 13° secolo) rimescola diverse scuole buddhiste (diversi veicoli, sarebbe corretto dire) ed elementi ricavati dalla psicologia occidentale. Viene anche chiamata scuola del Buddhismo Sincronizzato o Buddhismo Connesso (Engaged Buddhism) o Buddhismo Socialista, e tende ad applicare le tecniche della meditazione a contesti sociali o politici.
In questo senso, è vicina alla scuola laica occidentale della Mindfulness.
Resta da vedere se

  1. i buddhisti vietnamiti in Vietnam si riconoscerebbero in questa pratica
  2. i buddhisti zen giapponesi si riconoscerebbero in questa pratica

Quasi certamente (opinione personale) si tratta di qualcosa che è ormai molto lontano tanto dal Mahayana quanto dalla scuola C’han.

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La Prima Volta

Norman Fischer, Zoketsu Due giorni or sono il New York Times ha pubblicato un interessante articolo nella sua rubrica Happy Days.
Intitolato “For the Time Being” è una lunga riflessione sulla vita, l’universo e tutto quanto da parte di un monaco buddhista zen americano, lo scrittore e poeta Norman Fischer, a partire dalla sua recente esperienza di ritiro monastico.

Life is a challenge and in the welter of it all it is easy to forget who you are. Decades go by. Finally something happens. Or maybe nothing does. But one day you notice that you are suddenly lost, miles away from home, with no sense of direction. And you don’t know what to do.

Il pezzo è interessante per i suoi riferimenti al maestro Dogen, uno dei patriarchi dello zen, ed al suo testo sul tempo presente e sull’importanza di sperimentare la realtà come se fosse sempre la prima volta, ed è una lettura consigliata.

Interessante – a titolo assolutamente personale – scoprire che Fischer è anche autore di un testo che interpreta ed utilizza l’Odissea ed il personaggio di Ulisse in chiave zen; una decina di anni or sono, un nostro connazionale aveva pubblicato un volume nel quale proprio l’Odissea e il personaggio di Ulisse venivano contrapposti alla filosofia zen, giudicata una catasta di baggianate orientali.
La dice lunga sul diverso modo di avvicinarsi alla realtà.

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Vinci un pellegrinaggio

Post estivo e light, dopo una lunga assenza da questi schermi.

La TV turca Kanal T sta producendo un nuovo reality show.
Quattro religiosi – un imam, un rabbino, un prete cristiano ortodosso e un monaco buddhista (setta o scuola di pensiero non specificata) – devono affrontare dieci atei dichiarati e certificati (da una opportuna commissione di esperti).
Il religioso che al termine dello show avrà convertito il maggior numero di atei vincerà un pellegrinaggio.
Il buddhista, poverino, lo impacchettano e lo spediscono in Tibet.
Per gli altri và un po’ meglio – il musulmano và alla Mecca, ebreo e christiano a Gerusalemme.

Pare che il nuovo programma abbia sollevato parecchie polemiche e discussioni in Turchia.

La notizia è della BBC.

Non si prevede per il momento la partecipazione al gioco di un taoista, ma l’intera faccenda spiega finalmente perché i maestri taoisti siano tanto amanti dell’isolamento e tanto difficili da rintracciare…

E d’altra parte, vorrei anche vedermeli, dieci atei turchi faccia a faccia con un taoista.
O anche solo con un buddhista zen.

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