Corso di Taoismo 2010

Stralcio direttamente dalla pagina del CentrOriente

Il corso si propone di analizzare ed approfondire i principali elementi del sistema di pensiero taoista, affrontandone le diverse fasi di stviluppo ed evoluzione, e l’influenza delle pratiche taoiste sulla cultura cinese attraverso la storia.
Il corso si articola in sei lezioni frontali della durata di due ore circa, con spazio per approfondimenti e discussione.
Note sintetiche e bibliografia verrano fornite durante lo svolgimento del corso.

Inizio: Mercoledì 20 ottobre 2010

Orario: Mercoledì 20-22 per 6 settimane.

Luogo: Centroriente/La Gru Bianca, Corso Cadore 27/e (interno cortile), Torino.

Docente: Dr. Davide Mana, orientalista per passione, si occupa di cultura e arte orientale, filosofia Zen e taoismo da circa vent’anni.

Programma
1. Origini del Taoismo – dal culto sciamanico alla religione organizzata
2. L’altro taoismo – alchimia, mistica, magia
3. La ricerca dell’invincibilità – forma fisica, respirazione, arti marziali, medicina
4. La ricerca dell’immortalità – magia, alchimia interna ed esterna, meditazione
5. La ricerca della sapienza – il Taoismo come movimento narrativo
6. Motociclette, computer e Winnie the Pooh – il Tao in occidente fra incomprensioni, banalità e trasformazioni

Informazioni CENTRORIENTE, LUNGOPO ANTONELLI, 177 – TORINO –
Tel. 011.898.04.06 e-mail: corsi(at)tuttocina.it

Costo 100€ + 20€ di iscrizione

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Leggere il Paesaggio

[Questo post compare in contemporanea sui miei due blog – Fra le Province e Bujizen. Mi scuso per la ripetizione coi frequentatori di entrambi.]

Sono un paio di giorni che penso all’ipotesi di un corso, da proporre a qualche struttura locale per la prossima primavera.

Il frutto di simili osservazioni si trova nella pittura taoista, e nei resoconti di viaggio dei colti gentiluomini dell’epoca Tang.Secondo la tradizione, il saggio taoista, avendo trascorso alcuni anni fra le montagne in comunione con il Tao, acquisisce la capacità di osservare il paesaggio e leggerne i caratteri fondamentali.
Il flusso delle energie vitali, le traiettorie di evoluzione.
L’ambiente nel suo insieme, nel suo divenire.
L’azione del chi.
Il frutto di simili osservazioni si trova nella pittura taoista, e nei resoconti di viaggio dei colti gentiluomini dell’epoca Tang.

E la cosa, naturalmente, mi diverte molto – poiché per quanto espresse con un linguaggio diverso, le osservazioni del nostro eremita cinese e quelle di un moderno studioso di ecologia non sarebbero troppo differenti.
Anche lo studiosodi sistemi ecologici identifica infatti aree del paesaggio soggette a differenti fattori (erosione, deposito), osserva il fluire delle energie (irraggiamento solare, venti dominanti, deflusso delle acque) e si costruisce una immagine complessiva del paesaggio.

Ne risulta perciò che se i miei colleghi geologi leggessero certi antichi trattati naturalistici taoisti, vi ritroverebbero i pensieri e le osservazioni di spiriti affini, vissuti magari cinquecento, o mille anni or sono.
Ma naturalmente i miei colleghi geologi non si farebbero beccare neanche morti a leggere certi libri – ed io che sono uno dei pochi che l’hanno fatto ho, in effetti, la fama di essere un po’… un po’ strano, diciamo.

Il che è ovviamenteuna sciocchezza.
Poiché è da sciocchi precludersi la possibilità di sviluppare le proprie conoscenze in una nuova direzione.

Ecco, una cosa della quale mi piacerebbe occuparmi, se ne avessi la possibilità, sarebbe l’organizzazione di sessioni di lettura del paesagio.
Insegnare alle persone – meglio di tutto ai ragazzini delle scuole – ad osservare il paesaggio per leggerne le caratteristiche, la storia, la possibile evoluzione.
Per vedere come esistano anelli di feedback, come la dinamica di ciascun albero del bosco sia in piccolo una repllica della dinamica dell’intero bosco, dell’intero pendio alberato.
Non sarebbe difficile.
Si tratta di una di quelle attività che richiedono solo un buon punto d’osservazione, qualche minuto di silenzio e gli occhi.
E le orecchie.
Magari un minimo di tatto.

L’ho proposto una volta sola, una cosa del genere, come parte dell’offerta didattica di una località eco-turistica della provincia di Cuneo – ed i responsabili dell’organizzazione mi hanno guardato come se fossi appena sceso dal disco volante.

Eppure, una di queste notti, troverò il modo di formulare la proposta in maniera che non venga cestinata a prescindere.

Incontri con uomini peculiari

Il finesettimana non ha portato solo dubbie discussioni filosofiche, ma anche delle buone letture.
The man who drove with his eyes closed, di Stephen Russell è una specie di autobiografia dell’uomo che – col titolo/marchio di Barefoot Doctor, da unaventina d’anni imperversa in Gran Bretagna ed in Europa come maestro taoista e, tutt’altro che marginalmente, macchina per generare introiti.
Corsi.
Lezioni.
Libri.
Video.
Programmi radiofonici e televisivi.
Una rubrica settimanale su un quotidiano.
Una linea di prodotti per la cura del corpo.
Niente affatto male, considerando il basilare precetto taoista di non maneggiare denaro…

Eppure Russell è convincente.
Per quanto tradotto in merce, il suo approccio al taoismo è valido, e presenta non pochi spunti interessanti.
I suoi libri sono una lettura piacevole, a metà fra il cialtronesco e lo scafato, ed è un po’ come sentire certe chiacchiere di certi vecchi amici che hanno girato il mondo un po’ più di noi.
Poi, chiaro, Handbook for the Urban Warrior vale probabilmente dieci o quindici volte Liberation (nonostante l’opinione espressa a riguardo dall’autore), e Dear Barefoot (una racolta di articoli pubblicati dalla rubrica suddetta) è un lieto intrattenimento e poco più.
Con TMWDWHEC, Barefoot/Russell presenta ai suoi lettori una carrellata di personaggi incontrati nel corso di una lunga serie di peregrinazioni (attraverso l’Inghilterra, l’Europa ed il mondo, dagli anni ’60 agli anni ’80) in cerca di una istruzione spirituale non disponibile altrimenti.
E se certi riferimenti al fatto che simili insegnamenti all’epoca non si trovavano in vendita già cotti e mangiati in qualsiasi libreria come accade oggi, suona un po’ stonato – specie considerando che oggi fra i testi cotti e mangiati ci sono anche i suoi, e vendono pure bene – il libro è valido se non altro in una sua impostazione di massima che, a ben pensarci, non posso che condividere.
Se c’è un’idea basilare in TMDWHEC, infatti, è che tutti coloro che incontriamo, in un modo o nell’altro, sono individui straordinari.
Dal più controverso psichiatra del dopoguerra all’ultimo bullo da giardinetto scolastico, tutti sono individui unici, e ciascuno ha qualcosa da insegnarci.
Si tratta solo di avere l’atteggiamento giusto, e voler imparare.
Sono gli altri, che ci piaccia o meno, che ci rendono migliori.

In ultima analisi, Russell si vende molto bene – pure troppo.
Ci piacerebbe un po’ meno sicuro di sé, un po’ meno superuomo – ma anche qui, c’è un doppiofondo, che cela il maestro taoista nella sua veste di buffone, di millantatore, di personaggio sopra le righe.
Un buon modo per spendere il finesettimana.

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