Consapevolezza

bujizen_ico3Negli ultimi mesi ho passato gran parte del mio tempo a leggere e rileggere testi sul taoismo e sullo zen.
Per motivi che non starò qui a spiegare.
Ora, per concedermi un momento di pausa e svago, vado in libreria, mi fiondo nella sezione dei testiscientifici, e d’impulso acquisto una copia di Mindfulness e cervello, di Daniel D. Siegel.
Una bella edizione della Raffaello Cortina Editore, con tutti i tratti classici di questo editore – bel libro, buona carta, buona traduzione, bella copertina, unprezzo non proprio leggero (27 euro).
Farà la coppia, mi dico, col libro di Daniel Dennet sulla coscienza letto il mese passato.
E invece…

Il libro di Siegel rappresenta una introduzione ad una recentissima branca della ricerca neuropsichiatrica e cognitiva che cercadi stabilire, da una parte, una base scientifica per gli effetti sperimentati da chi pratica la meditazione, e dall’altra di costituire un corpus di pratiche “laiche”; lo scopo finale è utilizzare la mindfulness come supporto alla psicoterapia, alle tecniche di studio e apprendimento, alla comunicazione ed alla costituzione di rapporti umani.

Un libro che riscrive in termini scientifici e “moderni” i contenuti “mistici” proprio di quei libri sul Tao e lo Zen dai quali cercavo una distrazione.
Non si sfugge al proprio destino.
Diviso in quattro parti – la prima sui dati disponibili, la seconda su alcuni esempi di pratica, la terza che cerca di mettere ordine inciò che si è acquisito nelle prime due, e la quarta che esplora aspetti della psicoterapia ed altre applicazioni del metodo – il volume copre tutte le basi, e lo fà, grazie al cielo, con un taglio estremamente discorsivo nonostante ilrigore scientifico.

Particolarmente interessante la considerazione sulla tendenza di alcuni a vivere “in automatico” – che suona come una rivisitazione in termini tecnici e sociologici di certi vecchi ammonimenti reperibili nel Chuang-tzu o nei lavori di D.T. Suzuki.

Un buon libro, insomma, utile soprattutto per superare la diffideza di molti verso certi aspetti troppo “soft” delle filosofie orientali (e non solo), o per osservare la versione scientifica dei precetti taoisti e buddhisti.

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